Ortigara: in memoria dei caduti

Ortigara: la colonna mozza Giornata storica alla scoperta di un luogo ancora oggi pieno di Storia, purtroppo drammatica.

Quando ho visto ancora lontano almeno un paio di chilometri l'Ortigara con la sua famosa colonna mozza, quasi svenivo.... Eccolo finalmente! Ecco il famoso Ortigara, ecco il luogo dove sono morti per la Patria migliaia di uomini, dove si sono consumate scene tragiche e sofferenze indicibili.

E ora tutto è vuoto, tutto è silenzio, sono solo io a calpestare queste rocce, non c'è anima viva di turisti e la mia anima è da sola, insieme a quelle dei caduti la cui presenza si sente ovunque e ti fa gelare il sangue.

Sono venuto fin qui per rendere omaggio ai caduti, alla Storia, non per fare un'impresa sportiva, non per vincere una salita, una montagna che merita invece solo rispetto.

Non è una sfida... non si può sfidare questa Montagna che ha visto svolgersi le scene più apocalittiche e drammatiche della prima guerra mondiale.

Tuttavia un'idea di come arrivarci, un minimo di strategia, devo pur averla. Così, consultate le varie ipotesi su internet e sui miei libri di percorsi, opto per una soluzione mediana: non la scontata risalita da Campomulo e piazzale Lozze, non per la Valle Galmarara, già fatta lo scorso mese di luglio, non per i solitari percorsi provenienti da Malcesina.

Scelgo di partire da Gallio, spostarmi dalla Val di Nos alla salita per il monte Zebio, avanti fino al bivio scoglio Bianco, Malga Zingarella e poi giù per Malga Galmarara per poi affrontare la parte più dura fino al Bivio Italia.

La strada dello Zebio la conosco, ha dei tratti piuttosto ripidi, ma ogni tanto ti aiuta con dei tratti in asfalto. E' fattibile insomma. Passato e lasciato sulla sinistra il bivio che sale a Malga Zebio si procede in saliscendi.

Ad un certo punto sulla destra si apre un punto panoramico che merita una sosta foto + panino.

Dopo bivio Scoglio Bianco

Poi avanti verso Malga Zingarella. Si passa il bivio Scoglio Bianco (mt. 1540) e si affrontano un paio di rettilinei con pendenza impegnativa. Devo essere migliorato da quando sono stato qui una decina di anni fa, perché riesco a non mettere il piede a terra e mantenermi in sella fino allo scollinamento presso il bivio alla Malga che rimane sulla destra.

Io devo scendere a sinistra, verso Malga Galmarara. Purtroppo bisogna scendere di circa 80 metri di dislivello, tutta fatica da rifare. Arrivo alla Malga, ma mi sento ancora pieno di energia e proseguo subito. So che ora mi attende il tratto più duro, forse non come pendenza, ma come strada dissestata che, unitamente alla fatica che si farà sentire, mi metterà a dura prova. E mentre salgo, guardo l'ora, mi sembra di essere in ritardo sulla tabella di marcia (poi alla fine il Garmin mi dirà che il tempo pedalato è di 3h e 55', il giusto per le mie possibilità, ma dalle 10:30 alle 17:30 sto in sella ben 7 ore, evidentemente le pause sia di alimentazione che di contemplazione sono state numerose ed il tempo mi è volato via).

Eppure mi sembra di essere in ritardo e mi chiedo se mai ce la farò. Sono solo e più che per eventuali cadute ed infortuni ho paura di qualche guasto tecnico, guardo con preoccupazione le pietre spigolose e taglienti e spero fortemente che le gomme tengano, tra l'altro sono ancora quelle di tipo abbastanza scorrevole, che avevo preso per apprezzare meglio le nuove ruote. Non ho ancora mai forato da quando ho messo le tubeless latticizzate e che ciò accada quassù, da solo, fuori dal mondo, non sarebbe per niente simpatico.

Bivio ItaliaFinalmente arrivo al Bivio Italia, ora si comincia ad entrare nel vivo della Storia, in uno scenario pieno di resti di baraccamenti e ricoveri diroccati, resti di trincee e costruzioni indefinibili: inizia la zona della prima linea del fronte. La salita spiana, il percorso si fa ondulato, con qualche tratto in discesa. Rompe un po' perdere quota quando vorresti arrivare in vetta... ma dov'è l'Ortigara? Non lo vedo, non riesco ad immaginarmi dove sia... quello alla mia sinistra dovrebbe essere Cima 12... sì, infatti, poco più avanti un bivio con cartello me lo conferma.

 

 

Vista a nord da Bivio Italia

Non sto sbagliando, la traccia del Garmin è giusta, ma allora, l'Ortigara, dov'é? Proseguo con un velo di preoccupazione, arrivo in prossimità di una selletta, passo tra due rocce che formano come una porta ed ecco che, finalmente... Eccolo! Eccolo là in fondo, con la sua colonna mozza ad identificarlo!

Ma, come? ancora così lontano? sono quasi le due e mezza e manca ancora così tanto? Ma devo arrivarci in un modo o nell'altro... ogni mezzo metro di discesa provo un piccolo scoramento, voglio salire, solo salire, arrivare lassù... Ora la strada si fa sentiero, è tutta una roccia impedalabile, bisogna scendere e spingere a mano...

Mi accorgo però che il traguardo si fa vicino, sembrava più lontanto e invece si vede che ormai ho messo le ali ai piedi, la segnaletica dei sentieri scandisce Ortigara ore 1:00, poi 30 minuti, poi 15, ma io in bici ci metto meno della metà anche se alterno tratti in sella con tratti a spinta.

L'ultimo tratto lo faccio completamente con la bici in spalla, anche volentieri per assurdo, Bici in spalla in vista della Campanala coscienza tanto è a posto: ci sono degli scalini invalicabili, impossibile proseguire pedalando: "Su, bellezza, guarda dove ti sto portando! non te lo aspettavi, eh?"

Sono alla campana... l'emozione è tanta, mi guardo in giro: non c'è nessuno a perdita d'occhio, sono solo a contemplare questo posto irreale.

 

Foto di rito:

 

Campana ai caduti

Poi vado alla Colonna, mormoro preghiere per commemorare i defunti, per ringraziare della mia libertà, per avermi fatto nascere in questo paese e in questa epoca di pace e libertà... Prometto al cielo e alle anime che mi ascoltano che cercherò di essere degno di tutto questo, di ripagare i miei errori, di impegnarmi a lavorare e a dare il massimo per il Paese che ci hanno regalato a prezzo della loro vita.

Eccola: la Colonna mozza. La guardo, la tocco. E' semplice, quasi fredda, ma se ti ci fermi vicino per un po' non puoi fare altro che venerarla, emana un senso di tristezza, di profondo dolore che poco alla volta ti pervade, nella testa hai una sola domanda: "Perchè?"

Guardo giù, a destra, verso pozza Ortigara, verso Sud, verso il Lozze. E' da lì che i nostri soldati cercavano di salire all'assalto delle trincee austriache qui sull'Ortigara, è lì che hanno trovato la morte in migliaia.

Quanto sangue avranno visto queste pietre?

Ora riparto, ridiscendo a valle, mi aspetta una lunga discesa... ripercorro il film al contrario: il sentiero impedalabile, il bivio verso Cima 12, la fontanella, l'avvicinarsi al Bivio Italia, la fine della zona più bellica.

Passato il Bivio Italia, mi sento più sereno, quasi avessi scampato chissà quale pericolo. Questi posti fanno uno strano effetto, in più sono ore che non incontro anima viva se non uno strano ricercatore di cimeli impegnato con il suo metal-detector, un omone che mi ha urlato "Ociò all'orsoooo!"

Dopo il Bivio Italia scendo per 600 metri fino al bivio Conrad, qui abbandono il percorso fatto all'andata e giro a sinistra verso piazzale Saline, cerco di andare giù relativamente veloce pregando che le gomme tengano sempre, che la bici non mi tradisca.... la discesa è veramente lunghissima, sembra non finire mai, mi chiedo come ho fatto a salire così tanto.

Bivio con Malga Adriana? cartello per Marcesina (12 km)? ma sono ancora così distante dalla Valle di Nos?

Ogni tanto fischietto per far sentire la mia presenza, a chi? all'orso? in effetti c'è qualche pozzanghera dove si possono vedere delle preoccupanti impronte di animale, spero sia solo un grosso cane... anzi no, meglio non incontrare nemmeno quello. Per fortuna che la traccia mi supporta bene e mi conforta sulla correttezza della strada.

Finalmente dopo una breve risalita, ridiscendo ancora e mi trovo a Malga Boscosecco: per me un punto di riferimento, ormai dovrei esserci.

Malga Bosco secco

La strada si inerba, davanti alla Malga, ancora un po' di sconesso e poi riconosco il punto delle quattro strade dove sono stato molti anni fa, ai tempi delle mie prime escursioni in MTB sull'altopiano.

Ormai mi sento a casa. Lascio andare di più i freni, azzardo un'andatura più veloce, ora sono nella Valle di Nos, c'è ancora qualche punto molto sconnesso, ma lascio correre la bici, lascio che i sassi schizzino da tutte le parti, che botte! C'è un primo punto pic-nic sulla destra: civiltà! Un secondo punto, dove abbiamo organizzato un barbecue una volta con gli amici. Sì, sono decisamente più sereno adesso. E il senso di incertezza ed oppressione sta piano piano lasciando il posto alla soddisfazione che mi gonfia il petto.

La discesa prosegue veloce, arrivo all'asfalto, il maneggio Appalosa, Gallio, la Chiesa.... FINE!

Inizio le operazioni di cambio e caricamento bici nell'auto. Ho un carosello di emozioni dentro di me, ho le foto, il tracciato memorizzato nel Garmin e nella mia testa. Avrò tempo per ripercorrerlo mentalmente centinaia di volte.

E' un mio tesoro che porterò sempre con me, un cimelio della mia memoria: Ortigara.

 

Commenti  

 
+1 # Massimo 2015-10-19 21:51
Ciao Andrea, mi fa piacere vedere che ci sono altri lupi-solitari come me.
La Mtb ci sa catturare per poi liberarci tra i monti, dove possiamo ritrovare la nostra strada.
Buone pedalate e... ricorda il rabbocco ai tubeless!!!
Ciao
Massimo Bordin
http://www.mtbtech.it/monte-ortigara-100-anni-dopo/
 
 
# Andrea M. 2015-10-22 00:37
Grazie Massimo,
è incredibile come l'amore per la bici e l'avventura in questi luoghi possano suscitare le stesse emozioni.
Mi auguro che leggendo i nostri racconti anche tanti altri bikers abbiano il desiderio di viverle e riflettere.
Ciao!
 

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