27 giugno 2014 - Super Giro dei Colli Euganei

Alle volte mi chiedo se sia meglio provare a fare comunque le cose, indipendentemente dal come si fanno, oppure se sia meglio fare solo le cose che si è sicuri di fare bene.

In questo caso mi sono buttato su questo Super Giro dei Colli Euganei proposto nel libro di De Franceschi, anche se le probabilità di non riuscire a finirlo e le tentazioni di tagliare corto a metà o a tre quarti, erano altissime.

Infatti, quasi 60 chilometri per circa 1.600 metri di dislivello, sono una bella sfida per le mie scarse possibilità "atletiche". Ma gestendo bene gli sforzi, con qualche pausa distensiva e alimentandomi poco e spesso, sono riuscito ad arrivare fino in fondo ancora con energie disponibili, anche se con un forte mal di schiena.

 

Panorama sopra Teolo

Partito da Bresseo, mi avventuro con cautela su per il Monte Arrigon. Conosco le sue dure rampe cementate e le affronto con studiata lentezza. Ma anche così, l'ultima rampa su sassi sconnessi, mi costringere a spingere a piedi per una trentina di metri. Poco male, mi ripeto: "l'importante è arrivare in fondo, non importa come".

Poi so che il Venda, pur lungo, è in realtà molto pedalabile, per di più su asfalto tutto all'ombra. Per scendere dal Venda si passa per il sentiero Lorenzoni, che è stato quasi del tutto rimesso a posto da un'opera di manutenzione sentieri.

Passo RoverelloGiù ancora fino al passo Roverello da dove prendo la salita per le trattorie "La Teresa" e "Oci". Faccio un pensierino per fermarmi a mangiare seduto a tavola, ma non vorrei fare troppo tardi, ho nello zaino una banana, un panino e qualche barretta. Meglio proseguire, del resto adesso è quasi tutta discesa per la Scajara e via Moschine fino a Baone.

Qui in paese mi fermo per un ristoro in prossimità di un giardino con fontanella, credendo di essere a circa metà percorso (illuso!).

Riparto affrontando via Salarola, lunga dritta e ripida! Poi giù fino a Valle S. Giorgio da dove inizio una parte di percorso per me nuova. Devo procedere più cautamente per non sbagliare strada, ci mancherebbe anche questa! Su fino a Villa Beatrice d'Este, poi giù fino alla chiesetta dismessa di S. Lucia da dove parte un bel tracciato su sterrato e ciottolato, detto "La roubaix". Veramente molto divertente, anche se forse sarà la causa del mio mal di schiena finale. Nel frattempo qualche nuvolone si addensa e all'orizzonte si sente qualche tuono, ma, al punto in cui sono, non mi resta che proseguire facendo finta di niente.

Dopo di ciò si arriva a Valnogaredo dove si prende una salita abbastanza dura, ormai non ci faccio più caso alla pendenza: metto subito senza lottare il rapporto più agile, mente rivolta all'osservazione della natura e, obbligatorio, cerco di non pensare alla fatica per non scendere dalla bici e buttarla in un fosso.

 

Chi l'ha visto?

Arrivato con la lingua a penzoloni e la testa pesante al valico del Passo del Vento, proprio all'incrocio dove la strada fa una T, a destra si va per Teolo, a sinistra (dove dovevo andare io) si scende a Zovon, mi viene incontro una signora in lacrime. Mi fa: "Hai visto un bambino? di due anni?"

Io faccio "No... non mi mi pare?". E questa: "Mio figlio, si è perso! non lo trovo più! ... aiutami a trovarlo, ti prego!"

Voi che avreste fatto? potevo girare la bici e continuare per la mia strada? Le ho chiesto se in casa con lei c'era qualcuno, se avesse lanciato l'allarme, ma non mi pareva molto in sé e potevo capirla. A quel punto mi sono avviato piano, piano a sinistra dicendole "Io guardo per di qua" e pedalando piano, guardavo in giro e gridavo il nome del piccolo.

Nel punto in cui la strada faceva una curva a sinistra, diritti si andava verso una fattoria. Provo ad avvicinarmi piano sempre chiamando il nome del bambino. Più in là verso il finiele, vicino ad un cagnone più grande di lui, vedo in effetti un piccolletto e dalla carnagione doveva avere a che fare con la signora di prima. Gli urlo con delicatezza per non spaventarlo (so di non essere bellissimo con il casco, vestito da ciclista e tutto sudato): "Come ti chiami?".

Per avere solo due anni, il bambino è stato sveglio a rispondermi con il suo nome: non ci credevo di averlo trovato al primo colpo (era finito comunque a circa duecento metri da casa sua, in un posto pieno di pericoli, con animali e mezzi agricoli). Gli dico di stare fermo lì, torno indietro veloce gridando "L'ho trovato... signora... l'ho trovato!", quando la rivedo gli chiedo se ha una maglietta rossa, mi fa "Sì, allora è lui, dov'è?". Allora la riaccompagno sul posto. Il piccolo, come se niente fosse si era allontanato ancora, ma sempre in compagnia del cane. Comunque il ricongiungimento con la madre disperata si è potuto fare con sollievo di tutti.

Commozione, ringraziamenti e saluti...

Un motivo in più per ricordare questa giornata!

 

Finalmente ritorno su strade a me note: la strada che da Boccon sale a Castelnuovo. Qui nel pressi del ristorante Ai Quattro Venti, giro a sinistra per portarmi verso Passo del Vento. Pedalare su strade conosciute, per quanto ripide, è senz'altro un bel vantaggio. Ormai so quello che mi aspetta: Teolo e Passo Fiorine se gestite bene sono salite che sento di poter fare, basta non andare clamorosamente in riserva di energia (e via di barrette e marmellatine!).

Passo del Vento mi capita l'episodio curioso descritto nel riquadro: motivo in più per considerare particolare questa giornata.

Ridisceso a Zovon, mi avvio per la penultima fatica della giornata: Teolo. Fatta per la strada normale sarebbe una salita del tutto pedalabile, ma per via Buca dell'Oro e dopo oltre 40 chilometri è come un fastidioso cagnetto che ti morde i polpacci. Ristoro alla fontana della piazza di Teolo e poi via, lentissimamente, per i tornanti di monte della Madonna fino a Passo Fiorine, c'erano pochi ciclisti in giro, ma credo che se ci fosse stata anche una signora con la borsa della spesa sul manubrio, mi avrebbe passato.

La soddisfazione è massima quando scollino, ultima foto e poi giù (per la verità con qualche ultimissimo sali-scendi in aggiramento del Monte Grande)

Scollinamento a Passo Fiorine fino a Rovolon, Monte Merlo, Treponti.

 

 

 

 

 

 

Comunque è proprio vero: almeno con la MTB è meglio fare, senza tante riflessioni sul come (e sul perché!). Qualcosa di bello ne esce sempre!

 

 

 

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